Giò Stajano, indimenticabile Contessa

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Novembre 2018

Giò Stajano, indimenticabile Contessa

 «Sono stata pittore, giornalista, scrittrice, prostituta, novizia, protagonista della Dolce Vita, e tanto altro ancora, ho amato e pianto, ho vissuto tradimenti e tramato vendette, mi sono concessa ogni esperienza e ogni capriccio. La mia storia si potrà definire in molto modi, a seconda di chi la vorrà leggere, ma di certo vale la pena di essere raccontata.»

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L’AUTOBIOGRAFIA TEATRALE DI ADRIANA ASTI

adriaba asti

È in scena fino al 10 febbraio al Teatro Franco Parenti di Milano “Memorie di Adriana”, adattamento teatrale di Andrée Ruth Shammah tratto dal libro Ricordare e dimenticare, conversazione tra Adriana Asti e René De Ceccatty. L’attrice, che nella sua lunga carriera è stata diretta, tra gli altri, da Strehler, Visconti, Ronconi, Harold Pinter, Susan Sontag, Alfredo Arias, porta in scena ricordi, pensieri, fantasie guardandosi quasi dall’esterno, come osserva il quotidiano Repubblica: Leggi tutto

Onda su onda

onda su onda

“A casa erano ancora presi a disfare i bagagli e a litigare per l’assegnazione dei letti. Mi infilai il costume da bagno, agguantai la mia tavola da surf e me la svignai senza dire una parola”. Un amore che dura da una vita quello tra William Finnegan, giornalista e scrittore americano classe 1952, e la tavola da surf.

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Moltiplicare le vibrazioni: l’eredità di un grande archettaio

“Se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni di lavoro è che non ci si può mai fermare, ogni risultato apre nuove porte e nuovi orizzonti sono lì, da esplorare”.
La passione, la curiosità, l’apertura mentale di Giovanni Lucchi – grandissimo archettaio cremonese scomparso nel 2012, i cui ricordi abbiamo avuto la fortuna di raccogliere in un libro – sono tutte racchiuse in questa frase.

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Il mio luogo del cuore

Lo ammetto, sono fortunata. Ho un parco proprio sotto casa, anzi, mi piace pensare di averlo un po’ anche dentro casa. Le finestre del soggiorno infatti sembrano quasi incorniciare i rami degli alberi, tristi e nudi d’inverno, ricoperti di tenere foglioline brillanti in primavera. Se mi sporgo appena, riesco a vedere la fontana con le rocce, al centro, e più in là, sulla sinistra, il campetto di calcio: un fazzoletto di terra spelacchiata desolatamente privo di porte, circondato da una rete ormai logora. I ragazzini, però, lo riempiono a qualsiasi ora, sfidandosi senza sosta in dribbling ostinati che parrebbero impossibili in quei pochi metri.

Jane Austen,

Jane Austen, “Mansfield Park”

Quante giornate ho trascorso sulle panchine lì accanto! Interi pomeriggi a guardare la figurina esile di mio figlio stagliarsi contro il cielo blu, sempre più forte, sempre più in alto, su quell’altalena che sembrava volare. Un tempo fuori dal tempo, eternamente dilatato. Un tempo vuoto, in cui i pensieri vagano liberi, senza forma e senza meta. Perché la cosa bella di un parco è che ti accoglie sempre. Senza giudicare, senza chiedere nulla in cambio. Con la pioggia e con il sole, in qualsiasi momento della giornata.

Jerzy Kosinski,

Jerzy Kosinski, “Oltre il giardino”

Spesso ci trovi riunite insieme, una accanto all’altra, le diverse età della vita: i neonati in carrozzina, i più grandicelli nel campo giochi, gli adolescenti che parlottano in piccoli gruppi timidi e sfrontati, in sella ai motorini. E poi donne sole, giovani e meno giovani, badanti ucraine con le loro vecchiette in sedia a rotelle e pensionati ancora aperti alla vita. Tutti cercano qualcosa, uno spazio rubato alla frenesia cittadina, un contatto, forse un sorriso. Si guardano, si osservano, si studiano. Con ironia e curiosità, con tenerezza e nostalgia. Intanto, un bimbo sfreccia felice sulla piccola giostra: un altro giro, un altro giorno, un’altra storia.

Sergej Dovlatov,

Sergej Dovlatov, “Il parco di Puskin”