Onda su onda

William Finnegan_Giorni selvaggi“A casa erano ancora presi a disfare i bagagli e a litigare per l’assegnazione dei letti. Mi infilai il costume da bagno, agguantai la mia tavola da surf e me la svignai senza dire una parola”. Un amore che dura da una vita quello tra William Finnegan, giornalista e scrittore americano classe 1952, e la tavola da surf.  Quasi un’ossessione che lo ha spinto a girare il mondo – dalla California alle Hawaii, dall’Australia all’Isola di Madeira – svolgendo i lavori più diversi all’inseguimento dell’onda perfetta. O meglio, delle incredibili sensazioni che si provano nello sfidare e nel domare quei giganteschi muri d’acqua, spaventosi e sempre diversi, imprevedibili. Senza rete, senza istruzioni per l’uso, affidandosi all’esperienza, all’istinto, alla sensibilità di muscoli e cervello.  Giorni selvaggi. La mia vita sulle onde è il memoir che gli è valso il Premio Pulitzer nel 2016. Bellissimo e appassionante proprio per questo: perché il surf assume una dimensione universale diventando, di volta in volta, uno strumento per conoscere se stessi, esplorare i propri confini, relazionarsi con le altre persone e con il mondo che ci circonda.

Laboratorio di narrazione autobiografica

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A Bologna torna il grande cinema biografico

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Dal 10 al 20 giugno 2016 a Bologna torna il grande cinema biografico con il Biografilm Festival, il premio evento internazionale interamente dedicato alle biografie e ai racconti di vita, che anche quest’anno propone un programma ricco di anteprime cinematografiche, ospiti internazionali ed eventi musicali.

Negli anni il Festival si è distinto per la capacità di proporre nuovi talenti, ancora poco conosciuti ma destinati a far parlare di sé: un esempio su tutti è Joshua Oppenheimer, il regista statunitense autore di The Look of Silence, il documentario che ha per protagonista una delle vittime della sanguinosa dittatura di Suharto in Indonesia e che ha ricevuuto una nomination agli Oscar di quest’anno.

Anche il cinema di fiction e il genere biopic fanno parte del DNA del Festival. Dopo aver celebrato nel 2014 il talento di Lenny Abrahamson, recentemente candidato agli Oscar per il film Room, e dopo aver riscoperto il cinema di Jaco Van Dormael nel 2015 con Dio esiste e vive a Bruxelles, tornano Biografilm Europa e Biografilm Worldwide, dedicati rispettivamente alla produzione di biopic europei ed  extraeuropei.

Liberi tutti!

A un anno di distanza, grazie ancora a tutti. E buon 25 aprile!

Moltiplicare le vibrazioni: l'eredità di un grande archettaio

“Se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni di lavoro è che non ci si può mai fermare, ogni risultato apre nuove porte e nuovi orizzonti sono lì, da esplorare”.

La passione, la curiosità, l’apertura mentale di Giovanni Lucchi – grandissimo archettaio cremonese scomparso nel 2012, i cui ricordi abbiamo avuto la fortuna di raccogliere in un libro – sono tutte racchiuse in questa frase.

La fonte della sua vitalità, il motore della sua inesauribile energia, era il confronto con gli altri, la voglia di continuare a imparare anche e soprattutto attraverso i musicisti e gli allievi.

Il sapere va propagato e diffuso, solo in questo modo si arricchisce e si moltiplica, esattamente come le vibrazioni uniche che sapeva estrarre da uno strumento con i suoi archetti.

Ecco perché, oggi, i suoi figli hanno scelto di dar vita a una nuova accademia per liutai e archettai: in questa breve intervista ci raccontano come.

Giornata della memoria

Henri Cartier-Bresson, 1945

Henri Cartier-Bresson, 1945

“Dimenticarsi dello sterminio fa parte dello sterminio.”

Jean-Luc Godard

ll mio luogo del cuore

Lo ammetto, sono fortunata. Ho un parco proprio sotto casa, anzi, mi piace pensare di averlo un po’ anche dentro casa. Le finestre del soggiorno infatti sembrano quasi incorniciare i rami degli alberi, tristi e nudi d’inverno, ricoperti di tenere foglioline brillanti in primavera. Se mi sporgo appena, riesco a vedere la fontana con le rocce, al centro, e più in là, sulla sinistra, il campetto di calcio: un fazzoletto di terra spelacchiata desolatamente privo di porte, circondato da una rete ormai logora. I ragazzini, però, lo riempiono a qualsiasi ora, sfidandosi senza sosta in dribbling ostinati che parrebbero impossibili in quei pochi metri.

Jane Austen,

Jane Austen, “Mansfield Park”

Quante giornate ho trascorso sulle panchine lì accanto! Interi pomeriggi a guardare la figurina esile di mio figlio stagliarsi contro il cielo blu, sempre più forte, sempre più in alto, su quell’altalena che sembrava volare. Un tempo fuori dal tempo, eternamente dilatato. Un tempo vuoto, in cui i pensieri vagano liberi, senza forma e senza meta. Perché la cosa bella di un parco è che ti accoglie sempre. Senza giudicare, senza chiedere nulla in cambio. Con la pioggia e con il sole, in qualsiasi momento della giornata.

Jerzy Kosinski,

Jerzy Kosinski, “Oltre il giardino”

Spesso ci trovi riunite insieme, una accanto all’altra, le diverse età della vita: i neonati in carrozzina, i più grandicelli nel campo giochi, gli adolescenti che parlottano in piccoli gruppi timidi e sfrontati, in sella ai motorini. E poi donne sole, giovani e meno giovani, badanti ucraine con le loro vecchiette in sedia a rotelle e pensionati ancora aperti alla vita. Tutti cercano qualcosa, uno spazio rubato alla frenesia cittadina, un contatto, forse un sorriso. Si guardano, si osservano, si studiano. Con ironia e curiosità, con tenerezza e nostalgia. Intanto, un bimbo sfreccia felice sulla piccola giostra: un altro giro, un altro giorno, un’altra storia.

Sergej Dovlatov,

Sergej Dovlatov, “Il parco di Puskin”

Liberi tutti! Il 25 aprile 1945 con gli occhi dei bambini

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Milano, 25 aprile 1945

Abbiamo un bellissimo progetto in tasca, per festeggiare il settantesimo anniversario della Liberazione, e per offrire ai ragazzi e alle loro famiglie la possibilità unica di ascoltare dalla viva voce dei bambini di allora il racconto di un momento storico straordinario.

Abbiamo girato una serie di interviste nel corso di quest’anno a milanesi nati tra il 1930 e il 1940 e le abbiamo raccolte in un un documentario. Alla proiezione di queste si aggiungerà la presenza di alcuni degli intervistati, che saranno disponibili a rispondere alle domande dei bambini.

Abbiamo il posto: il MUBA, all’interno della Rotonda della Besana di Milano, che si offre gratuitamente.

Abbiamo il patrocinio dal Comune di Milano (già orientato a concederlo), e il sostegno mediatico del Corriere della Sera, di Topolino e di Radio Popolare.

Ma ci mancano i soldi per realizzarlo! Aiutateci!

Ecco una breve descrizione del progetto:

  • L’evento si svolge nell’arco di due giorni, sabato 25 e domenica 26 aprile 2015, all’interno degli spazi del MUBA.
  • L’allestimento prevede una struttura a forma di cubo di circa 3 metri per 3, al cui interno si accede da un ingresso laterale attraverso una tenda stampata con un’immagine che rappresenti la Seconda guerra mondiale.
  • All’interno, le pareti interamente stampate riproducono lo scenario di una città distrutta, con la gente che festeggia l’avvenuta Liberazione. Al centro una poltrona in stile vintage dove far sedere i diretti testimoni del tempo quando incontrano i bambini, con accanto un comodino e una radio d’epoca (mentre l’audio interno trasmette la voce di Radio Londra). In terra albi illustrati per bambini a tema.
  • All’esterno invece la struttura presenta due pareti con didascalie ed esposizione di immagini riferite alla storia e all’oggettistica del tempo e sulla quarta parete, lasciata bianca,  un video con le interviste ai bambini di allora.
  • Nelle fotografie e nei film siamo abituati a vedere quegli anni in bianco e nero, ma per i bambini di allora la realtà era a colori, ed era fatta di suoni, sensazioni tattili, odori. Un impianto audio, posto all’interno della struttura, riproduce i rumori dell’epoca, dall’ululato della sirena antiaerea alle note allegre del boogie, alla voce di Radio Londra.
  • Nei due giorni sono previsti anche laboratori gratuiti per i bambini e ragazzi, organizzati dal Muba e da Topolino, legati ad alcuni dei temi emersi dai ricordi dei testimoni (gli oggetti d’uso quotidiano, le parole dell’epoca, il cibo ecc.). In particolare, il cioccolato e il pane ricorrono come un filo rosso nei ricordi della fine della guerra e potrebbero essere gli alimenti simbolici intorno a cui far ruotare giochi e racconti.
  • A incorniciare e inframezzare la parte didattica della mostra, che immaginiamo anche come un grande “happening”, una serie di momenti musicali, che potrebbero vedere protagonisti il Coro delle Voci bianche del Conservatorio, la Banda degli Ottoni a Scoppio o personaggi noti come i musicisti jazz Enrico Intra e Paolo Tomelleri.

Dacci una mano a realizzare questo progetto!

“Raccontandosi” sbarca a Senigallia per il primo Festival Internazionale del Self Publishing


ISPF_logoPromuovere l’incontro, lo scambio di idee ed esperienze tra autori indipendenti e professionisti dell’editoria, per celebrare il Self Publishing come opportunità di un vero e proprio “Rinascimento” del settore ai tempi della rete. Questo l’obiettivo che ha spinto Narcissus.me, la piattaforma di autopubblicazione di Simplicissimus Book Farm, a organizzare il primo International Self Publishing Festival, che si terrà a Senigallia (An) dal 19 al 20 di ottobre.

L’evento, totalmente gratuito, si svolgerà nella splendida cornice del Foro Annonario, per rendere anche plasticamente l’idea di uno spazio nel quale i nuovi professionisti dell’editoria digitale siano liberi di presentare le proprie “mercanzie”, ovvero i propri servizi, agli autori indipendenti e a tutti gli aspiranti selfpublisher. Continue reading “Raccontandosi” sbarca a Senigallia per il primo Festival Internazionale del Self Publishing

Il marketing più efficace? La storia della propria azienda

Foto libro Grom

Oggi abbiamo avuto la prova provata che il lavoro che facciamo, in particolare quello di scrivere la storia delle aziende, ha un senso.

Stiamo leggendo il libro (pubblicato da Bompiani) che racconta la nascita di Grom, la mitica gelateria ormai diffusa in tutto il mondo, il cui slogan è “Il gelato come una volta”.

I due fondatori, Federico Grom e Guido Martinetti, hanno iniziato una decina di anni fa spinti da una “magnifica ossessione”: fare il gelato più buono del mondo, usando esclusivamente ingredienti naturali e scegliendo le materie prime più pregiate. Avevano capito che, per andare avanti, bisognava tornare al passato.

E non importa che nessuno dei due sapesse nulla, ma proprio nulla, di come si fa il gelato. Non si sono certo fatti fermare da un simile dettaglio. Erano prima di tutto amici, molto amici, e questo sentimento trasuda dalle pagine del libro insieme alla passione, alla curiosità, alla voglia di continuare a credere in un sogno invece che dar retta alle tante persone ciniche e senza scupoli che li consideravano dei matti. Senza prendersi troppo sul serio, senza mai scordarsi che la cosa più importante, e più difficile, è continuare a divertirsi.

Insomma, il libro si legge che è un piacere e così, passando davanti a uno dei loro negozi, siamo finalmente entrate per provare il gelato Grom. A parte il fatto che è buonissimo, ci è sembrato di entrare in casa di amici. Abbiamo visto l’insegna blu fiordaliso, riconosciuto il bancone di cui tanto raccontano e le mitiche “carapine”, scelte per contenere il gelato in contrapposizione alle solite vaschette.

Non credo che lo avremmo fatto senza aver letto quelle pagine. Conoscere la storia che c’è dietro ha trasformato un semplice marchio in qualcosa di caldo e familiare. Se non è marketing efficace questo…