8 maggio 2019: Il nido di vetro alla Mangiagalli

Mangiagalli

Che emozione entrare alla Mangiagalli, sentire nell’aria quel soffio d’attesa, quella promessa di vita nuova. Questa volta, non si festeggia la nascita di un bambino, ma quella di un libro.

E lo si festeggia insieme agli infermieri e ai medici che ogni giorno lavorano intorno alla nascita, anche quando è difficile, perfino quando è impossibile. Dietro quei corridoi, si celano spazi di gioia ma anche angoli di sofferenza e di battaglia, nidi di vetro invisibili agli occhi dei più, un mondo sommerso che però ha molto da dire anche a chi non ci è mai stato. Giuliana, come dice Serena Uccello (giornalista del Sole24Ore, scrittrice, mamma e amica), che conduce la presentazione, è riuscita a raccontare la storia di Matteo con la grazia di chi, pur toccando il dolore profondo, non perde di vista chi le sta intorno: il figlio maggiore Tommaso, il marito Luca, i parenti più stretti, ma anche e soprattutto le altre mamme che lottano insieme a lei e tutti coloro che se ne prendono cura.   

Il professor Fabio Mosca, presidente della Società Italiana di Neonatologia, seduto di fianco a Serena e  Giuliana, sfoglia il libro pieno di post-it: non ha perso nemmeno una parola. Dietro quelle righe, dietro il vetro di quella mamma, ha colto come ci si sente quando si è dall’altra parte, e ora invita i suoi dottori a prestare attenzione, a dare importanza umana ai gesti, agli sguardi, alle parole.

Scrivere la propria storia è sempre bello e importante. Ma talvolta quella storia riesce a diventare la storia di tutti. La ricetta è segreta, ogni volta diversa. Ha a che vedere con quanto si dice e con quanto si tace, con la capacità di dare il giusto peso agli ingredienti, di raccontare tutto e solo ciò che è davvero rilevante, di mantenere nitida la propria voce, perché possa lasciar risuonare anche quella degli altri. Giuliana, con la sua “pulita precisione” (così l’ha definita, in modo altrettanto nitido, l’editor di San Paolo Luca Crippa), ci è riuscita. E noi le siamo grati.

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